APPIANO GENTILE, 3 giugno 2008 - Brillante, sicuro di sè, padrone di un italiano già eccellente. Josè Mourinho non si smentisce. Si presenta alla stampa con una conferenza fiume di 45’. Accanto ha Baresi, Branca e Paolillo. Ma parla solo lui. Tanto. Di tutto. Si sente forte, e non si vergogna a dirlo, ha una voglia matta di cominciare una nuova avventura, persino la conferenza inizia con qualche minuto di anticipo. E siccome è un perfezionista, e siccome per sè pretende il meglio, si è buttato sui libri come fa sul campo: con tutto se stesso. E quindi parla già spedito nella nostra lingua, dell’interprete non c’è davvero bisogno. Anzi, spazia tra italiano e inglese, rispondendo alle domande di colleghi d’Oltremanica, ma sottolinenado che il suo inglese oggi è un eccezione che utilizzerà per una sola risposta. Non rifugge le responsabilità, non lo spaventa l’eredità di Mancini, che cita più volte, vuole vincere, su tutto la Champions. Ha spalle larghe, e un passato che parla per lui.
Riccardo Pratesi (Gazzetta dello Sport)